Posts tagged: pixel-art

The Mystery of Silver Mountain (StoryTllr version)

Ok, è stata lunga (anche se con un “buco” in mezzo), perché il gioco è davvero grande (e i riferimenti da controllare uno a uno). E, sì, va pure aggiunto che StoryTllr è, come engine per avventure testuali, “primitivo” – tenendo conto che il suo punto principale è l’essere minimale per poter girare in poco spazio su un Commodore 64. Comunque sia, il gioco alla fine c’è e pure completo e con un alto numero di zone con grafica originale (61 immagini per 81 location). Questo numero mi ha costretto a realizzare un gioco su due dischi (cosa non già prevista inizialmente, quindi anche in questo caso, cambi al compilatore E al motore) – ma così questa possibilità c’è già eventualmente per il futuro.
Se siete curiosi di giocarci, lo trovate qui su itch.io, ma se siete invece più curiosi di dare un’occhiata ai sorgenti, questi li trovate su github.

Feria d’Arles – un piccolo punta-e-clicca in pixel art

(pagina Steam)

Relativamente breve (ma NON breve), poco costoso (in sconto ora è sotto i due euro), divertente, ben fatto e con una grafica e delle animazioni spettacolari – SE chiaramente siete amanti della pixel art – Feria d’Arles è una chicca che ci vede nei panni di Molly, una giovane decisamente intraprendente e impavida, decisa a diventare un grande toreador, partecipando a un importante torneo nella bella città di Arles, nel sud delle Francia.

Tutto è chiaramente MOLTO più complicato di come si aspetta la nostra protagonista, che dovrà girare per le strade di questa cittadina, cercando un modo di superare almeno tre ostacoli: è troppo bassa per fare il torero, non ha l’attrezzatura da torero, e, beh, è una donna – e le donne NON sono ammesse a questa competizione.

Nessuna di queste cose preoccupa troppo Molly, che determinata a perseguire il suo sogno, non avrà problemi a cercare tutte le scappatoie possibili per ottenere quello che desidera.

Il gioco, realizzato con AGS, ha una interfaccia minimale ma abbastanza classica, che renderà immediata l’interazione tra oggetti e elementi nelle scene. L’area di gioco non è enorme, ma anche qui sappiate che le cose con cui è possibile interagire, o le persone con cui è possibile dialogare, sono un buon numero – garantendo così molto di più di un’ora di gioco (io ne ho impiegate un paio per finirlo – e senza sbloccare tutti gli achievements proposti) – durante il quale vi sarà impossibile non ridere (o almeno sorridere) in vari punti, rimanendo anche a bocca aperta per lo stile e i dettagli.

The Abandoned Planet

(pagina su Steam)

Avevo giocato alla demo di questa nuova avventura del gruppo dietro a Dexter Stardust : Adventures in Outer Space appena era stato rilasciato – e mi era piaciuto parecchio. Anche in questo caso l’ambientazione era sci-fi, ma la grafica, invece che a cartone animato, era low-res in pixel-art (cosa che apprezzo). Le meccaniche di gioco scelte era differenti dal primo gioco (non classico punta-e-clicca con personaggio che muovi nelle scene) ma un sistema a scene più o meno statiche, con movimenti direzioni on-screen. Qualcosa di più “vecchio” ancora come stile, ma funzionale, e perfetto per il gioco proposto (nonché davvero bello come colori e scene).

La demo non era cortissima, e dava già modo di scoprire che tipo di avventura avresti affrontato nel gioco completo: a causa di un problema, la tua micro astronave ti catapulta su un pianeta sconosciuto, e nell’atterraggio di fortuna si rompe rendendola inservibile. Il pianeta su cui arrivi ha una atmosfera respirabile e scopri, dopo pochissimo, che ha segni di civilizzazione: ci sono infatti statue e dispositivi, e trovi anche qualche resto umanoide. Fino ad arrivare a una vera e propria città.

Se non fosse per il fatto che la protagonista è da sola (o almeno, circa da sola), il paragone (almeno in certi momenti) con The Dig sarebbe ancora più netto, ma il punto è che la storia prende da una fantascienza classica, e le tante ambientazioni non possono che ricordare questo libro o quel film, in modo assolutamente gradevole. Il gioco, che, lo ammetto, con un po’ di aiutini ho terminato in poco più di cinque ore, merita davvero e sa lasciare a bocca aperta in più di un punto, anche per le tante scene in movimento, molte delle quali direi in rotoscope, e quindi molto cinematografiche.

Cosa non mi è piaciuto? Giusto il fatto che la narrazione è rallentata da tantissimi puzzle, che, anche se perfettamente in gioco, richiedono di segnarsi codici e sequenze, e di provare più volte alcune operazioni parecchio complicate. Tutto questo, che è ulteriormente reso difficile dal fatto che tutto è scritto in lingua aliena (numeri compresi), aiuta a calarsi in questo mondo abbandonato, ma non è troppo nelle mie corde.

Ho invece apprezzato davvero molto gli effetti sonori, la voce principale, e il finale, davvero molto da (buon) romanzo di fantascienza dell’epoca d’oro.

Se usare carta e penna (o il cellulare per scattare foto) mentre giocate non vi disturba troppo, e apprezzate le cose in pixel art, ve lo consiglio senza ulteriori riserve.

 

Webmaster: Marco Giorgini - mail: info @ marcogiorgini.com - this site is hosted on ONE.COM

Marco Giorgini [Blog] is powered by WordPress - site based on LouiseBrooks theme by Themocracy